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Come un pesce in un acquario
Ci sono momenti che ci si sente così, come un pesce in acquario. A volte fa piacere starsene chiusi nel proprio piccolo mondo, dove tutto è conosciuto, piccolo, quotidiano, scontato. Ma per quanto si può resistere così?
A me personalmente i pesci in acquario fanno anguscia. E ancora di più gli uccellini, loro possono volare e tenerli in gabbia lo trovo tristemente crudele.
Ma a volte vien voglia di volare lontano. Vien voglia di avere un amore pulito, di quelli senza inganni e paure, e gettarsi di nuovo nel fuoco di una passione che sembra prenda tutte le strade tranne quella che percorriamo noi.
No, non sono triste. E che il mio acquario inizia a starmi un tantino stretto. Passare giornate in una quotidianità mai però noiosa non paga come un cuore innamorato e i suoi balzi per una canzone o una frase. Che sia di nuovo un inizio dei sogni perduti?
Cancellare gli ultimi due dolori? No, non avrebbe senso. Due nomi sempre più lontani e nello stesso tempo vicini al mio cuore in un gioco di emozioni che passano per molte sensazioni, ma che ormai non hanno più la stessa forza di un tempo. Ma quella che emerge di più in assoluto è delusione. Nè inganno, ipocrisia, falsità, menzogne che fan parte di un'umanità messa in conto. Un vedere, anche senza vedere, un comportamento che rimane, come se nulla fosse servito ad imparare, dato che certe azioni erano parte di un sè dell'altro che non riuscivo a vedere. Che poi trattasi di puro egoismo ( e di cos'altro??).
Un tuffo nel mare. Con un volo dall'alto. Si, mi ci vorrebbe proprio.
...
Fanculo... avevo appena scritto e splinder mi ha cancellato tutto. M'è passata la voglia ora.
Cercare parole
Per descrivere i due giorni passati in teatro. Una delle più belle esperienze che si possano fare. E il nostro gruppo... ci siamo ritrovati così uniti, così in sintonia. Degli sconosciuti che altrimenti non si sarebbero mai conosciuti. E anche con tutti gli altri della nostra fascia, e il gruppo delle ragazzine e quello dei giovani! Quasi 60 persone sul palco, 20 microfoni da gestire per uno spettacolo di più di due ore. Uno staff di tecnici e insegnanti lì pronti ad incoraggiarci.
Le parole sono tante: emozione, paura, complicità, risate, condivisione, stanchezza, caldo, sudore, trucco, abbracci, passeggiate, errori, e un altro milione di cose. E i brividi di quando è partita la prima canzone per la prima uscita. E l'attesa del nostro turno giù nei camerini a raccontarci la vita. E lo sfogo nel retropalco ballando nell'attesa che finisse il quadro Disney per avere i microfoni. E il rituale scaramantico con l'urlo finale.
Ma quello che si prova dentro, quello non ha parole.
La locandina


Il coraggio di tuffarsi
Ieri alle prove mi son trovata in un mondo nuovo. Ancora da scoprire per un certo verso. Feci a suo tempo delle laudi medievali. E avevo un unico costume molto semplice (direi che quasi tutti eravamo vestiti uguali).
Qua le cose sono molto diverse. prima di tutto mi devo assolutamente ricordare di due cose importantissime: il numero del mio microfono e di stare zitta perchè son sempre accesi (e speriamo non mi prenda la ridarella quando, mentre faccio finta di addormentarmi, Don Silvestro 2 passa tra di noi a darci l'estrema unzione!). E anche di passarlo quando non lo userò più.
Poi ci sono tre cambi di abiti: da "Singin in the rain" a "Mamma mia" passando per "Aggiungi un posto a tavola". Da un ballo in impermeabile, alla innocente fanciulla innamorata dell'uomo di chiesa, alla scatenata single degli Abba. Ecco svelate le mie parti.
Oggi ci pensavo. E' la cosa più coraggiosa, per me che sono una timida, che faccio in tanti anni di buio panico. Non so che succederà in quel teatro, ma questo coraggio di tuffarmi in un qualcosa che solo l'anno scorso non avrei pensato di poter fare credo che lo ricorderò per un pezzo. E non demordo, non lascio, continuo. E magari riesco anche a trovare una ragione per smettere di fumare, così la voce ritorna quella di una volta (che l'avevo bella e potente, mica come ora).
Si, il trampolino è bello alto, il tuffo non sarà da olimpiade, ma il più divertente rimane comunque il tuffo a bomba!
Piccolo mondo
Oggi mi trovavo a parlare con una persona. Che abitava a Genova, che ora abita a Roma, ma che viene da un paese molto lontano. Si parla di Sardegna e il primo posto che mi nomina è Stintino, dove faceva la tata di due gemelli, che fanno di cognome un cognome che io conosco molto bene. Certo che la vita è proprio strana. E i casi pare facciano a gara, tanto che a volte mi sembra quasi che ormai non bisognerebbe più tenerne conto.
A volte la vita ci fa credere che alcune cose siano scritte nel proprio destino, ma ora, col senno di poi, mi rendo conto che certe coincidenze forse non sono propriamente benevole, soprattutto quando due donne molto simili si incontrano mentre sono innamorate di due uomini, che guardacaso erano un tempo colleghi, e che si rivelano quelli che non sono. Io ne ho avuto la conferma, e spero invece che all'altra persona le cose si aggiustino perchè mi dispiacerebbe che passasse quello che ho passato io, dove la delusione mi ha levato il fiato. E, si, è strano.. ma anche io ho provato la sua stessa vergogna che non doveva essere, perchè se c'era qualcuno che doveva vergognarsi per il suo comportamento quella non ero certo io. Io amavo, con il cuore e con l'anima.
Ricordo una passeggiata, dopo una pizza, di due donne innamorate. Due donne con la luce negli occhi. Due donne che parlano di archi e fiati. Due donne deluse dal loro matrimonio con due uomini similmente bastardi. Due donne, che oggi, guardandosi negli occhi, vi possono leggere dentro lo stesso dolore per due uomini altrettanto similmente bastardi (e continuo a sperare di sbagliarmi per lei).
Non del tutto innocente io, ma non nel senso che ho mentito. No, io non ho mai mentito, io non mi sono infilata in altri letti per fare sesso solo per il gusto di farlo (che tanto siamo tutti grandi e vaccinati) e qualcuno si stupirebbe di sapere che è stato l'ultimo uomo con il quale ho fatto l'amore.
Si, sono impedita per certe cose. E la prossima volta che il destino mi tenta, credo che gli darò un bel calcio nelle parti basse.
Oggi ci siamo mimetizzate
Io vestita di rosso. La mia amica di rosa e azzurro. La moto è gialla. I caschi uno arancione e uno giallo con decoupage di rane (e di cosa??).
Ci si vedeva da lontano un miglio.

Destinazione? Dottore per ricette e visita. Squilla il cellulare del dottore ed è una signora che vuol fare scorta di medicine. Dopo un bel po' che il medico le spiega che non può fare scorta perchè altrimenti gli fanno il mazzo (e che non sta scoppiando una guerra) le chiede:
- Come stanno i gatti?
- ...
- e i cani?
- ...
- il papagallo sta bene?
- ...
- e i criceti come stanno? Come? Son morti? Ahh, ha preso uno scoiattolo?
(a noi: "La signora ha 45 animali").

Due risate dal mio medico si fanno sempre!
Oggi "Frecce"
Un rombo inconfondibile. Un carnaio di gente (meno male che loro volano alto!). E ogni volta che sento quei motori ruggire i peli delle braccia si alzano in brividi incontrollabili. Quasi meglio di un amante capace (a proposito, dove sono finiti??).
I concerti mi fanno lo stesso effetto. E il teatro.
Ho scordato come ci si sente su un palco. Ma per questo dovrò aspettare ancora poco. Mi fa già effetto fare prove su prove. Ma è maraviglioso come ci si sente, specie quando non si sbagliano i passi e i tempi delle battute (poche, dato l'accento che non azzecca una e o una o, ma va più che bene così! Se faranno un musical con protagonisti sardi sarò perfetta!) sono esatti. Ancora una settimana e poi il tour de force con prove generali, prova costumi, e le ultime prove in teatro. Due serate, mica una.
Vade retro insicurezza. Di sicuro so solo che mi divertirò da matti!
Un pessimo lavoro
Che continua a essere. Che io non riesco ad arginare. A volte getto la spugna dicendomi che capirà che i soldi non sono la stessa cosa dell'affetto, di due parole, di una sgridata che ci sta in quel momento, di un pasto caldo che profuma d'amore. E non sono certa che tornare indietro possa essere fattibile. Eppure ci sono dei giorni in cui mi prende una rabbia sorda, una voglia di riportare tutto nei binari, quelli che ho dovuto lasciare per disperazione. Mi blocca come sempre la mia insicurezza, la paura di non fare la cosa giusta, la paure di smuovere demoni che disintegrerebbero quel minimo di tranquillità che ora ho.
Eppure devo iniziare a muovermi. Devo iniziare a capire come muovermi. So di avere il coltello dalla parte del manico, ma quel coltello non deve sbagliare direzione. Non deve assolutamente piantarsi nel posto sbagliato.
Speravo di riuscire a fare un corso. Test strettamente psicologico. Scartata. Non è stato molto gratificante. Anzi, non lo è stato per nulla. Mi mancano di sicuro dei neuroni, lo so da un pezzo, e non posso farci nulla ormai. La fessaggine si è impadronita di me e mi domina come una marionetta. Questo per non far del male al prossimo.
Ma ne varrà davvero la pena?